Home » News » La Sentenza In Primo Piano » ANCHE LE TELEFONATE MUTE POSSONO COSTITUIRE MOLESTIA.

ANCHE LE TELEFONATE MUTE POSSONO COSTITUIRE MOLESTIA.

ANCHE LE TELEFONATE MUTE POSSONO COSTITUIRE MOLESTIA.
Integrano il reato di molestia le telefonate mute, anche se di breve durata, quando per il numero e per la frequenza sono idonee a ledere la tranquillità e la serenità della persona offesa.
 Lo ha ribadito la Suprema Corte con la sentenza n. 20200 del 10 maggio 2013.
 La Cassazione ha precisato che, nel caso specifico, la circostanza che la persona offesa aveva inviato un sms di protesta al ricorrente, subito dopo il primo contatto telefonico, “costituisce ulteriore elemento per qualificare come molesti i contatti telefonici subiti dalla p.o., essendo stata quest’ultima pur sempre costretta a subire l’arrogante invadenza e la continua ed inopportuna intromissione del ricorrente nella sua sfera personale.”
Nel ricorso presentato, l’imputato aveva sostenuto che nella sua condotta non era ravvisabile un comportamento attivo e che il semplice tentativo di chiamata non superava la soglia minima di offensività della molestia, richiesto dalla norma incriminatrice.
La Cassazione ha rigettato tale tesi, valorizzando il valore offensivo della ripetizione della condotta, sostanziatasi in “ben 12 contatti telefonici spalmati in un arco di tempo di sette giorni”.

 

Cass. Pen. Sez. I, 10.5.2013 n. 20200 Molestie telefoniche