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I CONFINI DELLO STALKING SECONDO LA CASSAZIONE.

I CONFINI DELLO STALKING SECONDO LA CASSAZIONE.
Con la sentenza n. 20993 del 15-05-2013, la Corte Suprema (Sezione V), torna sul tema sempre attuale dello stalking, delineandone ancora una volta i confini e ribadendo importanti principi anche in tema di elemento soggettivo.
 Il caso riguardava l’autore di frequentissime telefonate, un massiccio invio di sms e di appostamenti e pedinamenti, scenate di gelosia, all’indirizzo della vittima.
 La Cassazione ha rinvenuto in tali condotte, caratterizzate anche da un “ intollerabile esercizio di potere di veto sulle scelte di frequentazione sociale della vittima, intrusioni moleste nella vita privata di persone vicine alla vittima” tutti gli elementi costitutivi del reato di atti persecutori di cui all’art.  612 bis, il c.d. “stalking”.
 La Corte, in particolare, ha ribadito che il delitto di “stalking”  ricorre ogni qual volta “il comportamento minaccioso o molesto di taluno, posto in essere con condotte reiterate, abbia cagionato nella vittima o un grave e perdurante stato di turbamento emotivo ovvero abbia ingenerato un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva” ovvero, ed era questo il caso oggetto di disamina,  “abbia costretto lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita, bastando, inoltre, ad integrare la reiterazione quale elemento costitutivo del suddetto reato, anche due sole condotte di minaccia o di molestia”.
È stato precisato poi, che per “alterazione delle proprie abitudini di vita” deve intendersi  “ogni mutamento significativo e protratto per un apprezzabile lasso di tempo dell’ordinaria gestione della vita quotidiana, indotto nella vittima” che nel caso in esame si era concretizzato nell’utilizzazione di percorsi diversi rispetto a quelli usuali per i propri spostamenti nella modificazione degli orari per lo svolgimento di certe attività o nella cessazione di attività abitualmente svolte; nel distacco degli apparecchi telefonici negli orari notturni. Comportamento, questo, “finalizzato ad evitare l’ingerenza nella propria vita privata del molestatore.”
Con riferimento all’elemento soggettivo, infine, la Corte di Cassazione ha affermato che per la configurazione della fattispecie di reato “ non occorre una rappresentazione anticipata del risultato finale, ma, piuttosto, la costante consapevolezza, nello sviluppo progressivo della situazione, dei precedenti attacchi e dell’apporto che ciascuno di essi arreca all’interesse protetto, insita nella perdurante aggressione da parte del ricorrente della sfera privata della persona offesa.”

 

 

Cass. pen. sez. V, 15.5.2013, n. 20993 – Stalking