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QUANDO LA MALEDUCAZIONE DIVENTA INGIURIA. LA CASSAZIONE FA CHIAREZZA.

QUANDO LA MALEDUCAZIONE DIVENTA INGIURIA. LA CASSAZIONE FA CHIAREZZA.
Con questa decisione la Cassazione delinea i parametri di valutazione dei confini del reato di ingiuria.
Il Tribunale, nella decisione impugnata, aveva ritenuto che l’espressione gergale <<mo’ mi hai rotto li c…>> ,rivolta dall’imputato alla parte civile, fosse priva di un reale contenuto offensivo in quanto non manifestazione della volontà di offenderne il decoro ma solo di non esserne più infastidito.
La Suprema Corte, condividendo tale interpretazione ha sottolineato come la frase incriminata, per quanto maleducata, non si era tradotta in “un oggettivo disvalore” delle qualità personali della persona offesa.
La Cassazione ha inoltre precisato che la valenza di un espressione offensiva, al di là del contenuto, seguendo un indirizzo giurisprudenziale ormai consolidato, deve essere valutata con riferimento al contesto nel quale è stata proferita. In tale ottica interpretativa si devono valutare sia le concrete circostanze di fatto sia il significato che le parole pronunciate hanno nel linguaggio comune.
Ripercorrendo una pronuncia in tema di diffamazione, la Suprema Corte ha rammentato che alla luce dell’attuale contesto sociale e “del mutamento della sensibilità e della coscienza sociale”,  determinati modi di esprimersi, seppur volgari e maleducati, sono ormai comunemente accettati.
Ne deriva che nella valutazione della portata offensiva delle frasi asseritamente ingiuriose occorre prescindere dalle “intenzioni inespresse” dell’offensore, così “come pure dalle sensazioni puramente soggettive che la frase può aver provocato nell’offeso”. Unico limite che non deve essere superato è quello di evitare l’utilizzo di “espressioni ed argomenti che trascendano in attacchi diretti a colpire il decoro o l’onore altrui”.
Nella pronuncia in esame, infine, la Suprema Corte ha affermato,  in relazione al reato di minaccia, che quando la minaccia sia portata mediante gesti, che gli stessi siano stati chiaramente ed univocamente utilizzati “per ingenerare timore in chi risulta esserne il destinatario”.

Cass. Pen. 3.5.2013, n. 19233 – Ingiuria e minaccia